Utrecht - La scala del barone (2017) Grazie all'amplificazione percettiva del rituale fotografico riesco a sperimentare un profondo stato di presenza. Fotografare come esercizio spirituale è una predisposizione ideale per poter isolare e meglio decifrare il significato del gesto. Muoversi in solitario insieme a un terzo occhio (quello della fotocamera) e comprendere nel profondo il senso del testimone e del testimoniare, può diventare la chiave d'accesso a una consapevolezza nuova, incontaminata. È il gesto a chiamarmi per strada, a desiderare di essere colto, usato, amato e trasformato in una nuova percezione, un nuovo vedere. Succede anche questo. Fotografando costruiamo un vedere diverso, confinato dentro le regole dell'immagine ritagliata, ma ricco di nuove intriganti prospettive. Il gesto crea una nuova visione. Il testimone trasforma il testimoniato in una nuova potenziale testimonianza. La fotografia paesaggistica è fortemente pensata e desiderata. Richiede...
Firenze - Ombre e finestre (2014) Ora che hai fatto tesoro di tutta questa conoscenza, ora che sai come funziona la lunghezza focale e come si usano i tempi di posa, ora che conosci il piano aureo e le tecniche di composizione, che hai studiato a fondo i grandissimi della fotografia, ammirando per ore le loro opere e cercando più volte di emularli, ora che sai tutte queste cose… ...dimenticatele! Cancella dalla tua mente ogni presupposto, ogni punto di riferimento, ogni linea guida. Riparti da zero, ignorando le aspettative di critici, intellettuali e professori. Ma soprattutto, lascia andare la tensione che senti ogni volta che provi a liberarti di tutte queste cose. Se non ci pensi, affioreranno da sole, nel modo giusto, senza sforzo. È così che il tuo gesto, pur sostenuto dalla conoscenza, non le dovrà alcun tributo. Henry Cartier Bresson ci insegna che il gesto fotografico non può che essere intuitivo, e come dargli torto! Ma da dove viene questa intuizione? Predisposizion...
Londra - Leicester Square (2017) Ho scelto di accompagnare queste riflessioni sulla mia personale visione del gesto fotografico con alcune immagini elaborate in bianco e nero. La scelta monocromatica è dovuta ad una serie di ragionamenti che in realtà poco avrebbero a che fare con le mie conclusioni. Auspico una fotografia senza pensiero e poi mi perdo nell'elaborazione di un pretesto per giustificare una semplice scelta estetica. Qualcosa allora non torna. In principio ho pensato che il bianco e nero si adattasse al concetto di “semplice gesto”, proprio per via della sua essenzialità. Poi mi sono chiesto per quale motivo dovrei elaborare e quindi stravolgere l'informazione numerica per ottenere l'emulazione di un linguaggio che è rilegato prevalentemente alla fotografia del passato. Scattando in raw, che non è semplicemente un'immagine numerica ma un pacchetto di informazioni da elaborare, pensavo che l'effetto monochrome (che occupa uno spazio di memori...
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