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CAMBIARE LE REGOLE

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Bambina - Queen's Day (2013) Il fare è secondario all'essere. Se l'obbiettivo è realizzare lo stato di testimonianza e penetrare in profondità nel senso dell'essere, sganciandosi dai vincoli della memoria e delle convenzioni sociali, allora ciò che poi nascerà da quel luogo primordiale non saremo più costretti a misuralo attraverso i codici della cultura e del pensiero del mondo. Sarà un creare libero e spensierato come il gioco di un bambino. E proprio come fa un bimbo, si cambieranno le regole in tavola, si aggiusterà il gioco lasciandoci guidare da una voce interiore e rifiutando ogni tipo di competizione e di conflitto. Così il fare potrà diventare qualcosa di cerimoniale, la normale espressione dell'essere, senza cadere però nella convenzione della ritualità. Rimarrà l'omaggio all'esperienza; un'immagine, un ricordo, o più semplicemente una traccia.

SENSAZIONI

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Rudere di Sant'Ilario (2016) Ci sono luoghi in cui le sensazioni sono forti ed il guardare diventa preghiera. Sono quei luoghi che evocano il silenzio, che non è solo il punto d'arrivo ma anche quello di partenza di ciò che è manifesto, che per quanto illusorio sia, è comunque imprescindibile dalla realtà. Il reale si mostra infatti solo dopo la caduta del falso. L'altalenarsi di stati di sonno e di veglia, di piena consapevolezza ed illusione, di vita e di morte, in una condizione di apparente dualismo, è forse l'ultima esperienza prima della dissoluzione nell'Assoluto. Finché apparteniamo ad uno stato di movimento, è bene riconoscere le basi su cui si poggiano le manifestazioni. Il silenzio come crogiolo dell'espressione.

RICOSTRUIRE

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Leida - Cantiere (2016) Non è obbligatorio distruggere per poter ricostruire. Non servono strappi energici e parole definitive per imboccare una nuova strada. Spesso, con la scusa del voler ricominciare, si fa tabula rasa, e ci sentiamo forti, coraggiosi. Pensiamo di aver annientato il nemico, invece lo abbiamo solo rafforzato.  Leida è una città magnifica, eppure sono tornato a casa con questo scatto. Ve ne sono degli altri ovviamente, ma questo mi ha colpito in particolar modo. Mi comunica lo zelo con cui il mondo moderno distrugge e ricostruisce, ogni strada, palazzo, angolo di questa foresta di cemento. Senza vergogna. Giustificato. Nell'era del guardare ribaltato, in cui prima si fotografa e poi si osserva, vale ancora la pena raccontare di una sensazione, fermata per necessità in un'immagine. 

RITORNO A CASA

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Utrecht - Coppia sul Canale (2015) "Tornare a casa" è una sensazione di completo abbandono, è il modo in cui mi piace riconoscere lo stato di felicità che non è né ebbrezza né fremito, ma qualcosa di familiare ed accogliente, il luogo del riposo al quale prima o poi tutti vogliamo fare ritorno. Utilizzo spesso questa metafora per spiegare la "giustezza" di un evento, l'armonia che si ristabilisce grazie ad un intervento consapevole, piccoli o grandi gesti della nostra quotidianità. In questa immagine riscopro il significato del "tornare a casa", anche grazie ai colori pastellati e ai contorni smussati di un vecchio obbiettivo manuale. Vedo l'equilibrio tra colori e forme, le ombre che si allungano verso la fine del giorno, la coppia che cammina in direzione del viuzzo, perché è proprio laggiù che li aspetta casa loro. Una cosa normale... giusta.

EVADERE IL LINGUAGGIO

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Amsterdam Zuid (2016) Il problema del linguaggio, che sembra sfuggire al medium fotografico, può diventare un'opportunità per aggirare le trappole del pensiero e della teoria, ed avere finalmente un messaggio della realtà dalla realtà. Ci viene detto comunque che l'immagine, delimitata dalle regole di composizione, inquadratura, profondità di campo ecc., è per sua natura bugiarda, ma io mi chiedo se non sia invece forzatamente bugiarda l'interpretazione che le si dà. Nel silenzio interiore è possibile leggere un'immagine e forse carpirne il suo significato oggettivo, svuotando la mente da ogni possibile modello e aspettativa. Gli alberi sono alberi, i palazzi sono palazzi, il cielo è solo cielo, una lettura che scavalca i simboli e gli schemi, ponendoci di fronte alla realtà congelata... se davvero possiamo chiamarla "lettura".

AUTOCONOSCENZA DI UNA MASCHERA

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Anversa - Parata (2014) La cultura dell'immagine, portata agli eccessi dal gioco dei social media, definisce per esclusione la nostra reale identità. Io credo che il gioco esista per essere giocato, e non parteciparvi sarebbe una perduta occasione. Costruire in consapevolezza un'immagine con cui rappresentarci nel mondo significa saper sempre distinguere la realtà dalla finzione, l'illusione del trasformismo delle cose dal silenzioso ed immutabile Sé.  La sofferenza subentra con la falsa identificazione in un qualcosa o in un qualcuno, rappresentazioni transitorie che proprio a causa della loro natura instabile finiscono per deluderci, nel momento in cui le scopriamo essere niente di più che delle idee o delle maschere.  La fotografia, nei suoi quasi due secoli di storia, non ha fatto che rafforzare questa grande illusione. Ma se un'immagine viene utilizzata come strumento indicatore di ciò che è finzione, questa può aiutarci a smascherare il grande inganno.  ...

IMMAGINARSI

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Manu (2015) La falsa identificazione con il corpo ci porta a sopravvalutare l'immagine che abbiamo di noi stessi ed il modo in cui ci sentiamo costretti a rappresentarla per colpa del nostro ego. Il rapporto tra soggetto e ritrattista è sempre turbolento, proprio a causa dell'esigenza quasi psicotica del primo, il quale ha un'idea ben precisa del suo aspetto (rapportato al mondo) e solo raramente si riconosce in un'immagine bidimensionale, per quanto speculare possa risultare. Si riafferma così la fittizia sensazione di due entità separate, avvalorata da esclamazioni come  "non mi sopporto" o "non mi piaccio" , l'illusoria divisione tra il percepire e il percepito, il soggetto e l'idea della sua immagine.  Nei bimbi questa illusione è ancora latente. Li osserviamo nella nostra confusione interiore, come da dietro delle sbarre, anche se questa loro libertà sono irrimediabilmente destinati a perderla.

UNO STRUMENTO DI VERIFICA

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Metallo e Cemento (2015) Il conflitto (esteriore e interiore) ha origine dal desiderio di competere. Chi non si pone l'obbiettivo di superare o di superarsi, crea in totale libertà, rimanendo consapevolmente ai margini della trasgressione. Le turbolenze dell'emotività si riflettono sia nel processo creativo che nella ricerca del bello, perché solo ciò che lascia una traccia dentro, sia questa di dolore o di piacere, merita di essere valorizzato. Questo è il paradigma dell'arte e del suo figliol prodigo, l'intrattenimento. Chi crea in maniera distaccata è libero da questo paradigma e in pace con se stesso. Il flusso creativo prende forma in modo naturale, diventando un ottimo strumento di verifica, una specie di termometro dell'ego. Lo potremo anche chiamare simpaticamente "egometro".

UN SEMPLICE CLICK

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Berlino - Street Art (2014) Quello che davvero amo della fotografia è il gesto, che nella sua semplicità riesce a provocare tutta una serie di splendide conseguenze, un po' come quando si getta un sasso in uno stagno e si formano una moltitudine di onde concentriche che si perdono nella distanza. C'è il guardare e il fermare l'immagine, poi quella stessa immagine viene selezionata, lavorata, inserita in un contesto, stampata, vista, elaborata, rivista, criticata o acclamata... Tutte queste increspature provengono da quel singolo gesto, così banale che anche un bambino potrebbe farlo. Una leggera pressione con il dito. Un semplice click. Per un secolo e mezzo la semplicità di questo gesto è stata oggetto di analisi di tutta la retorica fotografica, quella volta a screditare o a nobilitare questa pratica. Personaggi colti, in balia di ego complessi, si sono combattuti ferocemente, armati di teorie contorte e sofisticati paroloni. Non posso dire che queste loro diatrib...

IN COSTRUZIONE

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Case in costruzione - Utrecht (2008) La forza della ritualità è nel mettere un mattone dopo l'altro. Gli appunti di viaggio sono proprio questo: un progetto creativo motivato dalla ricerca interiore e vincolato dalla passione per un linguaggio. Questa ritualità mi permette di allargare l'arte del guardare parallelamente alla mia spiritualità. "Costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione", canta Niccolò Fabi in una delle sue canzoni, e ben si addice a questa mia riflessione. Scegliere la ritualità per portare avanti un progetto (non importa di che tipo) è un modo per non venire irretiti nella trappola del perfezionismo, che opera sempre per conto dell'ego. Il rituale è anche una forma di ringraziamento, che riconcilia il diviso apparente, nella mente e nel cuore di chi guarda. Parole ed immagini diventano così la mia preghiera quotidiana.

ASSECONDARE IL RICHIAMO

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Porta Socchiusa - Italia (2015) Questa porta socchiusa ha colto immediatamente la mia attenzione ed ho sentito l'irrefrenabile impulso di scattare qualche foto. Ne ho scattate soltanto due in realtà, una verticale e questa qui.  Mi trovavo nella piazza di un piccolo paesino toscano nel primo pomeriggio di un bel giorno di autunno e per strada non c'era nessuno, a parte io ed alcuni amici. Per me questo uscio è stato un invito, per certi versi banale, lo ammetto, ma impossibile da ignorare. Questa scena reclamava di essere presa e contenuta in un'immagine. Al di là del risultato compositivo, che tra l'altro non mi soddisfa granché, c'è in questa foto l'essenza di tutto quello che ho detto riguardo la "Fotografia Mindful", ovvero il trovarsi nella giusta sintonia con ciò che ci circonda, in modo da percepire il richiamo dell'immagine. Anche davanti alla semplicità di una porta socchiusa, che per altro può facilmente richiamare mille metafor...

PROVA DI PRESENZA

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Ragazzi sul muricciolo - Praga (2014) Il processo fotografico imprime su un supporto la prova visiva di uno stato di presenza. Il riconoscimento dell'essere si ha prevalentemente attraverso i sensi (nello stato di sonno profondo il senso dell'essere è latente) e la vista è tra questi il più assertivo (se non vedo non credo). Trovo che questo sia il legame più importante tra fotografia e spiritualità, almeno dal punto di vista teorico. Eppure questa prova visiva deve sempre relazionarsi con il tempo, che sfugge al significato stesso di presenza. Infatti si può dire di "esserci", ma non di "esserci stati", mentre la foto implica qualcosa di accaduto, cioè di inevitabilmente passato.

LETTURA

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Bambina rivolta al mare (2007) Il linguaggio della fotografia ha i suoi limiti, ma non lo hanno forse tutte quante le forme di comunicazione? I saggi del passato ci hanno più volte spiegato che le parole non sono in grado di descrivere alcuni stati dell'essere, proprio perché il limite della parola è la concettualizzazione, e cose come "illuminazione", "realizzazione" e anche "Dio" sono per loro natura inconcettualizzabili. Se la pratica fotografica è rivolta verso l'interno, quale mezzo per una ricerca personale, l'unica lettura necessaria sarà quella dello stesso fotografo, come chiusura dell'intero viaggio creativo che scaturisce dall'idea. Per me nient'altro conta: il guardare, il partecipare, il canalizzare e infine il leggere. Perché l'imponderabilità del risultato finale è l'ennesima conferma delle vera natura di una foto, nient'altro che una contingenza di eventi canalizzati dall'intento del fotografo. ...

ESTERIORITA'

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Esterno - Italia (2015) Così come le sedie vuote definiscono l'assenza di un soggetto, e la curva del vicolo lascia intuire qualcosa che si nasconde alla vista, anche gli esterni parlano del non-visto, cioè di quello che si cela oltre porte e finestre chiuse. Ma le metafore per una volta vorrei lasciarle a chi ama trastullarsi con i giochi del pensiero, per tornare a focalizzare l'attenzione sul rituale fotografico. La tecnologia ha semplificato il gesto di acquisizione dell'immagine in modo esponenziale. Agli albori della fotografia, se si voleva riprendere un paesaggio, era necessario portarsi dietro l'intera camera oscura, mentre oggi tutto quello di cui abbiamo bisogno sta in un telefonino. L'unico strumento che la tecnologia non è in grado di facilitare è il nostro discernimento, che ci permette di vedere le cose oltre la loro superficialità. Camminare in una torrida giornata d'estate con la macchina fotografica in mano alla ricerca del richiamo dell...

IL MOMENTO

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Budapest - Distacco (2014) Neanche il "ricevitore di immagini" può esimersi dal confronto con il momento decisivo ed il suo bagaglio educativo. Ma che cos'è poi mai questo "momento decisivo" attorno al quale gira un po' tutta la retorica sulla fotografia? Si tratta di un momento costruito e cercato, o è invece qualcosa di assolutamente spontaneo e perciò casuale? Prendiamo questa immagine, una candid fortunosa scattata dal finestrino di un treno fermo in stazione. Ciò che ho visto mentre scattavo sono soltanto i tre soggetti e la situazione, nel tempo minimo necessario per inquadrare. Non posso dire di aver notato la mano di lei che si appoggia al braccio del compagno quasi a cercare un appiglio, mentre alza la testa in direzione del bimbo sul vagone, e non ho neanche visto la mano alzata del bimbo in segno di saluto. Quei due piccoli gesti definiscono il momento decisivo, ma non li ho cercati, non li ho voluti, posso solo dire di averli trovati, perch...