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MA QUALE ACQUISIZIONE?

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Haarrijnseplas (2015) Come si comunica quel senso di abbandono che pervade un uomo in preda ad uno slancio di pura ed incontaminata creatività? È una cosa fattibile? La lettura è inevitabilmente condizionata, il messaggio troppo spesso sussurrato, per mancanza di occasioni oppure per palesi limiti tecnici, ma l'esperienza rimane. Pura creatività è comunione divina. È nella nostra natura emulare il Creatore essendo fatti a Sua immagine e somiglianza, essendo manifestazioni della Sua emanazione e Sue appendici.  Perciò è fondamentale riconoscere la partecipazione del divino nel gesto creativo, passando per la spersonalizzazione e l'abbandono. Non si possono "acquisire" le immagini, perché ci appartiene già tutto. C'è solo un agire armonioso al ritmo di una danza universale che porta a replicare immagini su un supporto bidimensionale.  Tutto qua. 

ROMPERE I PARADIGMI

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Dublino - Tre in cammino (2015) È l'eccezione che spicca. È nel sistema gerarchico che l'uno s'impone sulla massa.  La nostra mente è avvezza a pensare in paradigmi di competizione. Che sia questo il motivo per cui alcuni fotografi oggi si sentono sperduti? La democratizzazione della pratica fotografica come conseguenza dell'avanzamento tecnologico sembra aver livellato il numero delle eccellenze. Macchine sempre più facili da usare ed in grado di realizzare in tempi minimi immagini di altissima qualità, suscitano le insicurezze degli amatori. Sappiamo che le basi della composizione si possono imparare facilmente in un giorno. Questo per qualcuno può diventare frustrante. È come se si scoprisse il modo di trasformare il ferro in oro con uno strumento alla portata di tutti. Di colpo l'oro non avrebbe più valore, pur rimanendo lo stesso magnifico metallo di sempre.  Gli sconvolgimenti dei paradigmi mentali portano sempre frustrazione, è inevitabile. S...

SULLA FREQUENZA DELL'AMORE

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Amsterdam - Barche Ormeggiate (2016) Fotografia come ricerca interiore, come percorso personale, vissuta in profondità. Un medium per rapportarsi al reale, per districare la ragnatela delle false identificazioni, per capire. Sto parlando di una fotografia vissuta, che non può essere confinata da regole o vincoli. Questo è il modo con cui sono in grado di creare sulla frequenza dell'amore.  La fotografia viene con me, perché la mia mente è avvezza a ritagliare immagini, perché il mio occhio è sempre attratto da un qualche soggetto, perché nella mia borsa c'è sempre una macchina fotografica. Vuoi che ti faccia una foto? Eccomi! Sono a disposizione dell'universo. Sono qui grazie a te.  Memoria, ricerca, curiosità, provocazione o semplice testimonianza, questa assurda caccia all'immagine continuerà a fare il suo corso, nel modo più naturale, senza tensione.  C'è solo la danza... ...e le parole sono vento. 

NON-FINALITA'

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Spiaggia - Zuid Holland (2016) All'inizio ero quasi ossessionato dal capire le ragioni del mio fotografare, il perché di quell'atto in sé. Ogni volta che puntavo l'obbiettivo su qualcosa o qualcuno questa domanda tornava a pervadermi, per guidare la mia mano, assecondare il mio occhio e riempire il mio cuore. Ma col tempo me la sono lasciata alle spalle, liberandomi finalmente dal vincolo domanda-risposta. Poiché solo chi è vestito di conoscenza può spogliarsi di questa. Quindi c'è la foto ma non c'è il pensiero. L'immagine viene acquisita attraverso un gesto privo di finalità, possiamo dire "spontaneo". Avrei potuto anche non cliccare. L'esistenza stessa della fotografia diventa irrilevante, almeno che non partecipi ad un gioco con regole ben precise, dettate dai flussi di pensieri altrui. Un gesto che è fine a se stesso.  Così come il guardare... ...ed il vivere.

INAFFERRABILE IO

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Selfie (2016) L'"Io" inafferrabile, immaginato dal pensiero, emanato da quello stesso "Io", che come in un autoritratto cerca disperatamente la sua identità sfuggente. Puerile ma forse necessario lo sforzo di vedersi come entità separata da chi percepisce, un affascinante gioco di specchi di natura ingannevole. E così ci illudiamo di poterci riconoscere in un selfie, lo usiamo per rappresentarci, immagine-marionetta del nostro teatrino quotidiano. Perché il dualismo è vincolato alle dinamiche del mondo. Il dualismo è movimento, e nel movimento c'è vita. E oltre la vita c'è il silenzio immutabile, quello interiore ed assoluto che a me piace chiamare "casa". Quello irraggiungibile perché non soggetto ad alcuna distanza. Perché è sempre qui e sempre adesso.

L'UOMO AL CENTRO

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Dublino - Seduto accanto a Joyce (2015) Non si rubano le immagini, non si depredano le anime, non si viola la privacy... Ritratto oppure Street, l'uomo rimane al centro come referente, protagonista del nostro rapportarci.  Ci riconosciamo in quell'istante grazie a un'immedesimazione spontanea, l'innata sensazione di essere uniti dalla medesima forza, chiamarla spirito o consapevolezza poco importa. Noi sappiamo e sappiamo che anche le comparse dentro all'immagine sanno. C'è un sapere e un percepire unito, prima dell'elaborazione cerebrale che traduce ogni esperienza in un qualcosa di unico. Ma all'origine ci siamo "noi" come una cosa sola. Ricordo di avere scattato almeno tre fotogrammi in questa occasione. L'uomo non faceva per niente caso alla mia presenza. C'era solo un unico movimento di persone e di intenti. 

SCEGLIERE NON SCEGLIERE

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Casse sotto un ponte (2014) La scelta può originare tensione. Scegliere di non fotografare come atto di ribellione alla pratica di massa può portare ad un conflitto interiore. Si può continuare a scattare senza un fine preciso, ma anche questo potrebbe diventare uno scopo ossessivo e creare resistenza, attrito. L'azione naturale è la via più sicura, il normale accadere della pratica fotografica, come ricerca estetica o strumento di cronaca. Esiste forse uno scopo più meritevole di un altro oltre l'ambizioso gioco del divenire? Ammucchiamo pretesti per sentirci più nobili, come casse di materiali da costruzione impilate vicino ad un cantiere, perché ci è stato detto che costruire è l'unica via per lasciare traccia di noi. Spesso le idee diventano più pesanti dei blocchi di cemento, tanto che neanche un caterpillar riuscirebbe a rimuoverle.  

FOTOGRAFIA SENZA SFORZO

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Gozo - Angolo di una Strada (2014) La pratica della fotografia popolare avviene attraverso un atto privo di sforzo, la leggera pressione del dito sul tasto di una macchina fotografica, e grazie alla tecnologia questo rituale sta diventando sempre più alla portata di tutti. Questo è senz'altro il motivo per cui la notorietà di questo linguaggio è cresciuta visibilmente negli ultimi anni. La possibilità di acquisire delle immagini grazie a un semplice gesto, seguendo l'automatismo del "punta e clicca", ci permette di sprigionare energia creativa in uno stato di "non-sforzo", che è lo stato naturale del vivere. Si tratta di una condizione di non-divenire, di accettazione dell'immutabile, totalmente immune alle influenze esterne. Accettando il gioco dell'ego, si possono costruire castelli di pensieri per giustificare la nostra pratica creativa. Il gesto diventa "sforzo-consapevole", vincolato da uno scopo puramente ludico, e di conseguen...

GERARCHIE

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Bambola Comoda (2016) Le gerarchie si fondono su discrete discriminazioni, schemi mentali impegnati a selezionare, dividere, etichettare e giustificare atteggiamenti predominanti. Su cosa si fonda l'idea di mettere su piani diversi le merci? C'è il prodotto industriale, risultato di una catena di montaggio in cui macchina e uomo collaborano secondo disegni prestabiliti, c'è poi quello artigianale, in cui all'uomo viene riconosciuto un ruolo più importante, e infine c'è il prodotto artistico, nobilitato dalla cultura del fare, per cui l'artista si posiziona gerarchicamente sul gradino più alto della scala del rispetto, sempre secondo gli schemi mentali della nostra cultura. I primi due sono semplici utensili, il terzo tipo di prodotto serve invece a intrattenere, o al limite a pensare, che può essere a sua volta una forma d'intrattenimento. La differenza è fittizia. Tutto è un gioco dell'ego. Come bambole adagiate su comode poltrone, assistiamo al ...

DINASTIA

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Padre e Figlio (2016) L'idea della continuazione attraverso la prole si basa su regole temporali che la realtà sfugge. Il momento è senza tempo, un po' come l'immagine. La continuazione è il risultato del pensare e dell'accumulo di memorie, perciò fondamentalmente fasulla. Il legame con un figlio pare girare intorno alla somiglianza fisico-caratteriale, che come sappiamo non ha nulla che vedere con la nostra reale identità (somiglianza che peraltro si afferma solamente grazie al ricordo ed è quindi legata al tempo). Nella realtà atemporale il legame è lo stesso che sentiamo con il resto della manifestazione: alberi, animali, montagne, stelle...  L'esperienza del genitore può sollecitare la comprensione del vero amore (quello incondizionato) e allo stesso tempo rafforzare l'ego (che aspira sempre alla continuazione).  I figli ci insegnano ad amare, ma il vero amore non è mai esclusivo. 

NON RE-AZIONE

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Spiaggia (2016) L'ossessione dell'immagine, del ritagliare, dell'immagazzinare e dell'accumulare, sembra essere la peculiarità di questo periodo storico. Non è facile rimanerne immuni. Decidere di aggregarsi al branco oppure isolarsi sono entrambe conseguenze logiche di questa mania collettiva. Si può fare qualsiasi cosa, eccetto evadere la causa che ha provocato il nostro agire (o il nostro non-agire). Quando un dato evento provoca in noi una reazione, possiamo dire di essere sotto il controllo di tale evento. Abbiamo perso la nostra libertà. Annullare il pensiero, ignorare ogni possibile conseguenza, cancellare ogni etichetta, sopprimere ogni intento, raggiungere tutto ciò non attraverso un'azione ma grazie al silenzio, può essere il punto di partenza per un gesto veramente nuovo. Incontaminato. Non reattivo. 

RELAZIONI

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Amsterdam - Palazzo di Giustizia (2013) Le relazioni costituiscono la base della nostra esistenza. Non potremo dire di esistere se non potessimo relazionarci con qualcosa o qualcuno. Come il fotografare è imprescindibile dal fotografato, così io non posso esistere senza di te. Ma la divisione è solo apparente. Proprio perché entrambi dipendenti l'uno dall'altro, siamo in realtà una cosa sola. Si fa un gran parlare di "amore" senza conoscerne il vero significato, che è poi il riconoscersi negli altri. A volte può bastare uno sguardo... Ecco che il "guardare" assume allora un significato potente, perché solo chi è in grado di guardare può accedere alla conoscenza del vero. La fotografia è un "guardare" ritagliato e cristallizzato in un'immagine. Ma il "guardare" appartiene sempre e solo a chi guarda e non è esclusività del fotografo.

LA VIA DELLA VERITA'

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Cecilia (2014) Ho scelto di raccogliere delle immagini, di catalogarle, selezionarle ed infine mostrarle secondo un percorso personale, a volte pensato, più spesso sentito intimamente. La mia esperienza fotografica è questa qui. La verità ne vuole essere l'essenza. Per anni ho cercato un modo per raccontare quello che riuscivo a guardare attraverso l'obbiettivo, un'etichetta, uno stile, una firma con cui potessi identificarmi. Poi ho scoperto che vi era una contraddizione di fondo tra la mia ricerca espressiva, che sembrava dovesse per forza passare attraverso l'identificazione in un qualcosa, e la mia ricerca spirituale che richiedeva l'abbandono di ogni falsa identificazione. Potrei dire di avere affidato a Dio il mio lavoro, anche se forse sarebbe una spiegazione un po' ingenua. Tutto è successo per caso... o per volere divino... che poi è uguale.

UNICO OBBIETTIVO

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Parcheggi - Utrecht (2015) Abbandonare la pratica predatoria per quella del raccoglitore.  Le immagini che raggiungono l'obbiettivo non mi appartengono, e solo lasciandole spoglie di significati riuscirò a sentirmi libero come loro. Se vorrò trasformarle in un'opinione, metterle in una gabbia fatta di sbarre ideologiche, starò al grande gioco, e non c'è nulla di male in questo, almeno che non finisca per prenderlo troppo sul serio.  Quel che è arriva naturalmente, il resto è cercato, voluto dai modelli di pensiero, elaborato e poi venduto.  Non serve aggirare le regole dell'estetica, che sono troppo spesso convenzionali. Molto meglio non pensare. L'ambizione porta fuori strada, imprigionando l'incauto nel limbo dell'inquietudine e dell'insoddisfazione. Seguire le regole o abbatterle, poco importa... ma evitare di rincorrere a testa bassa un qualsiasi primato deve rimanere il solo obbiettivo.

L'IMMUTATO

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Shopping in Amsterdam (2015) È il bel guardare che ha inventato l'immagine oppure è il formato-immagine che ci ha insegnato a guardare? Nel gioco del divenire e del trasformarsi, tutto va secondo le correnti di pensiero. Il vero incomincia dove termina il trastullarsi della mente. C'è un fare e un disfare, sullo sfondo dell'essere. Dal silenzio nasce il desiderio di vedere e questo accade in modo naturale, senza pretese. L'immagine è catturata per essere restituita agli occhi di chi vuol guardare, seguono così innumerevoli codificazioni che assecondano il gioco. Ciò che è rimane immutabile, nella vita come in un'immagine, nonostante il desiderio comune di volerlo interpretare.