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FINE DEL DRAMMA

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La Roche - Morto in scena (2017) Ecco che la luce crea il miracolo dell'apparire riflesso nel vedere. Noi incanaliamo questo miracolo dentro una piccola fessura che ci riconsegna un'immagine capovolta, un disegno di luce. È nuovamente la luce che ci permette di esperire questa testimonianza, che chiamiamo fotografia, mera rappresentazione dell'accaduto, del passato, ma che possiamo sperimentare sempre e solo nel presente, nell'adesso. La fotografia è una metafora bellissima per indagare sulla realtà ultima. Quando l'oceano della consapevolezza si riversa in un punto, dà origine all'essere. Perché la mente è come un foro stenopeico: incanala la consapevolezza e la riflette come coscienza che percepisce il mondo. Ogni percezione è diversa, come le forme accarezzate dalla luce. Ma noi non siamo la forma, noi siamo la luce. Allora posso dire che la verità è solo nel gesto in quanto conseguenza del vedere, e non nell'immagine acquisita. La foto è solo la...

LO SGUARDO DEL BAMBINO

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Dreanthe - Mees (2017) I bambini che giocano con una fotocamera riescono spesso a sorprendermi. Dare loro l'opportunità di esprimersi attraverso delle immagini è un esercizio che faccio regolarmente e con risultati sempre stimolanti. Osservando le foto di questi piccoli e avidi scrutatori del mondo imparo ogni volta qualcosa di nuovo sulla composizione, su come quella di un fotografo esperto sia fortemente condizionata e come invece qualcuno privo di preconcetti possa facilmente sondare nuovi territori, seguendo un istinto particolare, perché animato solo dal desiderio di catturare l'esperienza. Ce l'abbiamo tutti fin dalla nascita questo istinto o si è sviluppato a causa delle pratiche mondane di questa nostra società dell'immagine?  Non ho una risposta a questa domanda. I bambini vedono, riconoscono e desiderano fermare il momento, carpire la testimonianza. Da quello che ho potuto osservare, sembra proprio qualcosa di istintivo.  Mi chiedo anche: può la f...

LA GRANDE TENTAZIONE

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Londra - Fuori dal pub (2017) Aspiro a vincere una volta per tutte la grande tentazione del fotografo, quella di mentire. Chi intende usare una macchina fotografica deve per forza fare i conti con questa tentazione, che spesso è solo una conseguenza inevitabile del medium, un riflesso involontario. Non sto parlando di chi mente consapevolmente, come nella fotografia commerciale in cui la bugia è commissionata e saper mentire è un requisito richiesto al fotografo. Mi rivolgo invece ai messaggeri di verità o presunti tali, teneri ingenui con le migliori intenzioni, facili prede di questo sottile inganno ottico.  Fotografare senza mentire richiede una predisposizione alla verità, una condizione interiore che accetti la realtà per quella che è, senza alcun desiderio di cambiarla. Solo in totale assenza di tensione, ambizione e desiderio si può forse costringere il nostro obiettivo ad essere davvero obiettivo. Questo non significa ignorare il bagaglio culturale che ci portiam...

UN VEDERE NUOVO

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Utrecht - La scala del barone (2017)  Grazie all'amplificazione percettiva del rituale fotografico riesco a sperimentare un profondo stato di presenza. Fotografare come esercizio spirituale è una predisposizione ideale per poter isolare e meglio decifrare il significato del gesto. Muoversi in solitario insieme a un terzo occhio (quello della fotocamera) e comprendere nel profondo il senso del testimone e del testimoniare, può diventare la chiave d'accesso a una consapevolezza nuova, incontaminata. È il gesto a chiamarmi per strada, a desiderare di essere colto, usato, amato e trasformato in una nuova percezione, un nuovo vedere. Succede anche questo. Fotografando costruiamo un vedere diverso, confinato dentro le regole dell'immagine ritagliata, ma ricco di nuove intriganti prospettive. Il gesto crea una nuova visione. Il testimone trasforma il testimoniato in una nuova potenziale testimonianza. La fotografia paesaggistica è fortemente pensata e desiderata. Richiede...

UNA SCELTA

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Londra - Leicester Square (2017) Ho scelto di accompagnare queste riflessioni sulla mia personale visione del gesto fotografico con alcune immagini elaborate in bianco e nero. La scelta monocromatica è dovuta ad una serie di ragionamenti che in realtà poco avrebbero a che fare con le mie conclusioni. Auspico una fotografia senza pensiero e poi mi perdo nell'elaborazione di un pretesto per giustificare una semplice scelta estetica. Qualcosa allora non torna. In principio ho pensato che il bianco e nero si adattasse al concetto di “semplice gesto”, proprio per via della sua essenzialità. Poi mi sono chiesto per quale motivo dovrei elaborare e quindi stravolgere l'informazione numerica per ottenere l'emulazione di un linguaggio che è rilegato prevalentemente alla fotografia del passato.  Scattando in raw, che non è semplicemente un'immagine numerica ma un pacchetto di informazioni da elaborare, pensavo che l'effetto monochrome (che occupa  uno spazio di memori...

CUORE PURO

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Dublino - Indice (2015) La fotografia non produce verità e non pretende di farlo. È il significato di verità che spesso le attribuiamo a darle l'autorità del reale che però non ha. Ma se l'atto di guardare e la pratica di quell'effimero gesto di cui abbiamo parlato verranno perseguiti in purezza e sincerità, allora anche il messaggio potrà essere pieno di queste due qualità. Un “gesto di verità” potrà compiersi. Ben vengano cuori puri ad esperirlo come testimonianza della realtà! Perché la verità appartiene solo a chi la desidera ardentemente. Bisogna sapere destreggiarsi tra le trame della competitività che sono lunghe e tentacolari. Qualsiasi tensione che affiora nell'intento creativo per poterlo legittimare è una conseguenza del pensiero competitivo, innescato dal contesto socio-culturale. Un cuore puro pratica l'equanimità per abbattere le differenze e creare finalmente in totale libertà. E allora il messaggio? Nella società della competizione sfrenata...

L’IMPORTANZA DEL GESTO

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Maarssen - Barca (2014) Continuiamo a parlare del gesto. Il gesto è tutto quello che abbiamo. È l’intento, la visione, l’inizio di un processo che passa per il vedere ed il mostrare, il raccontare e il percepire, il condividere e il mentire. Una volta scrissi che la scheda di memoria (oppure la pellicola) potrebbe anche diventare superflua nel mio fotografare. Se il gesto di cui parlo è la radice di questa espressione creativa, allora è vero che la registrazione è secondaria, ma senza di questa, senza la prova del gesto, non si potrebbe più parlare di fotografia. Visione e registrazione diventano dipendenti l'uno dall'altra, anche se delle due la prima è sicuramente quella a cui tengo di più. Nel gesto io vedo la vita accadere in ogni sua forma, indipendente e connessa, personale e impersonale. La fermo in un codice bidimensionale, a volte monocromatico, e poi mi perdo osservando attentamente ciò che è rimasto impresso sulla scheda: un volto, un dettaglio, una sfumatura. S...

OLTRE L’INGANNO

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Utrecht - Fuori dalla stazione (2014) Se la fotografa è finzione, perché pretende di rivelare il vero e fallisce ogni volta, essa può diventare lo strumento perfetto del sad-guru, il maestro interiore, per svelare l’inganno ed arrivare alla realtà. La verità esiste soltanto come esperienza soggettiva e segue questa catena di eventi: vedere, riconoscere e desiderare. L’esperienza visiva viene seguita dalla scoperta della realtà e da un naturale desiderio di afferrarla, ed ecco che la nostra fotocamera ci viene in aiuto. Usiamola per appagare questo desiderio di realtà, con un semplice gesto, un gesto d’amore che trasforma la finzione in verità. Chi possiede la “visione del vero” è in grado di comprendere il significato dell’esperire e quindi è anche capace di trascendere l’esperienza fotografica (sia nel ruolo di agente che di ricevitore), per vedere la realtà oltre l’apparenza.  L’osservatore gentile, puro, con occhi innamorati (pieni d’amore) diventa la visione stessa de...

LA LINEA DI MISTERO

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Castiglioncello - Giardino del castello (2017) In internet sembra dilagare senza limiti l’ossessiva ricerca della “foto perfetta”, anche se forse potremo parlare più semplicemente di “foto efficace”, intendendo quel tipo di immagine impostata sui canoni classici di composizione (regola dei terzi, piano aureo) e supportata da un’altissima risoluzione visiva acquisita grazie ad obiettivi e macchine sempre più all’avanguardia e un grande lavoro di post-produzione. Davanti a queste immagini di eccelsa qualità tecnica non posso fare a meno di rilevare un appiattimento negli atteggiamenti, nelle aspettative e negli obiettivi dei fotoamatori moderni, dai professionisti ai famosi operatori della domenica, e nell’era degli smartphones ogni giorno è domenica. Nella loro apparente bellezza queste immagini le scopro prive di mistero, un elemento che reputo essenziale per suggerire un’emozione profonda. Le foto d’impatto colgono l’attenzione e l’approvazione nel tempo di uno swipe, per poi fi...

QUESTIONE D’INTUITO

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Firenze - Ombre e finestre (2014) Ora che hai fatto tesoro di tutta questa conoscenza, ora che sai come funziona la lunghezza focale e come si usano i tempi di posa, ora che conosci il piano aureo e le tecniche di composizione, che hai studiato a fondo i grandissimi della fotografia, ammirando per ore le loro opere e cercando più volte di emularli, ora che sai tutte queste cose… ...dimenticatele! Cancella dalla tua mente ogni presupposto, ogni punto di riferimento, ogni linea guida. Riparti da zero, ignorando le aspettative di critici, intellettuali e professori. Ma soprattutto, lascia andare la tensione che senti ogni volta che provi a liberarti di tutte queste cose. Se non ci pensi, affioreranno da sole, nel modo giusto, senza sforzo. È così che il tuo gesto, pur sostenuto dalla conoscenza, non le dovrà alcun tributo. Henry Cartier Bresson ci insegna che il gesto fotografico non può che essere intuitivo, e come dargli torto! Ma da dove viene questa intuizione? Predisposizion...

DOVE SI TROVA LA REALTÀ?

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Rive del Lek - Disposizioni 2017 Se rubo un volto, forse potrò leggere qualcosa di vero. Se il ritratto mostra la distanza dalle false identificazioni, perché nello sguardo del soggetto riusciamo a cogliere qualcosa che ci coinvolge, che capiamo senza dovere interpretare, allora forse sono riuscito a cogliere una manifestazione del Sé. Non nel protagonista del ritratto intendiamoci, ma nel momento di sospensione in cui la persona è rimasta nuda davanti all’occhio dell'obiettivo. Grazie a questo piccolo "furto", forse un briciolo di verità è tornata in superficie, come l’immagine riflessa del cielo azzurro sulle acque di un lago, una volta che il vento si placa. Vorrei essere l’occhio nascosto sulla manifestazione, con il naturale desiderio di dipanare il velo che nasconde la realtà. Vorrei mostrare ciò che non vuole lasciarsi vedere. È lì che si trova la realtà? In un volto rubato, in uno sguardo sorpreso? O dovrò invece fare ancora molta strada per trovarla? Ma...

IL NORMALE FOTOGRAFARE

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Baia Toscana - Cancello sul mare (2017) Il “normale fotografare” è per me un atteggiamento, una condizione dell'animo, non una tecnica o uno stile. È un gesto che incomincia come reazione ma che diventa col tempo controllato e profondamente consapevole. È assecondare il bisogno di registrare il proprio vedere, non importa se per divertimento o per ricerca artistica. È una sequenza di intenti, un flusso di movimenti che parte dal riconoscimento della scena, continua con una ponderata esecuzione tecnica volta alla sua acquisizione e si conclude con il lieve tocco del pulsante di scatto. È un agire fine a sé stesso, un armonico fluire, l’epilogo più giusto di una felice scoperta. Avete mai provato a combinare meditazione e fotografia? È un po’ come se si mettesse a fuoco dentro di noi prima di farlo con l’obiettivo. Vi invito a trovare il vostro metodo. Trovandosi in un luogo affollato, pieno di stimoli e saturo di potenzialità, può risultare non facile riconoscere il mom...

PASSATO AL PRESENTE

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Braccato (2015) La teoria e le idee della fotografia diventano il mezzo per capire e definire il mio atto fotografico. Non lo condizionano, non lo forzano, ma mi danno gli elementi per isolarlo e studiarlo. Ad esempio, nel caso di Barthes: se la foto ci viene a dire ciò che “è stato”, dobbiamo per forza fare i conti con il tempo. Ma nella realtà atemporale non esiste ciò che “è stato”, perciò ogni immagine è parte dell'esperienza presente. “È stato” appartiene al pensiero e al ricordo, mentre lo stato di presenza atemporale non si sofferma sulle dinamiche temporali dell'immagine ma scavalca il concetto di “è stato”. Capriole di pensiero.

OLTRE IL RITRATTO

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Belgio - Amal (2016) La posa suscita nel soggetto ritratto la consapevolezza dell'apparire. Leggere questa espressione negli occhi del soggetto fotografato può essere motivo di ricerca. Gli occhi ci dicono quello che il soggetto vuole mostrare, ma ci rivelano anche quello che intende nascondere, oppure ciò che non è ancora pronto ad affrontare. Perciò possiamo soffermarci sulla funzione primaria del ritratto, che è appunto quella dell'apparire, o andare oltre, sondarne i motivi e capirne la provenienza, il desiderio di appartenenza, il dilemma esistenziale.

RAPPORTARSI ALL'IMMAGINE

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Berlino - Tre uccelli (2014) Ho come la sensazione di appartenere a quelle immagini. Le guardo e le riguardo, e più questo rituale va avanti più loro divengono parte di me. Oltre ogni soddisfatta esigenza e rituale estetico io sento di amare le mie foto. E come non potrei; ho costruito un rapporto emotivo con loro, un rapporto positivo. Nessuna incertezza, nessuna insicurezza. Se le odiassi diventerei la loro vittima, anzi la vittima del pregiudizio negativo nei miei confronti. Ho fatto una scelta, e ho scelto di amare. Ecco allora che il volo di un eccello diventa il messaggio di un figlio lontano, e così l'immagine racconta la storia di un legame indissolubile.