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ATTESA

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Leidsche Rijn 2017 Le fotografie vengono a cercarmi. Non posso lasciarmi guidare esclusivamente da un progetto pensato, da un'idea creata a tavolino. Si lavora così: una volta individuato il messaggio che si vuole far passare, ci adoperiamo per trasmetterlo nel migliore dei modi. Si piega cioè la visione al nostro pensiero. Ma ci si può abbandonare anche al processo inverso. Ecco che rimango in attesa, pronto a sentire il messaggio della manifestazione e a fare da tramite grazie all'arte del vedere. Non sto cercando di comporre un paesaggio seguendo le regole compositive e le aspettative di un cliente, ma sto provando a ricomporre la melodia della creazione, sperando di non stonare.

NEGAZIONI

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Utrecht 2018 Le immagini sono storie di cose erose dall'inconsapevole danza dell'uomo moderno. La via verso la liberazione è una strada fatta di negazioni, di vicoli ciechi. Per questo mi preme indicare il lascito ingombrante di una società che sprofonda sempre di più nella trappola dell'individualismo. Lottare contro il conflitto, la separazione e l'ignoranza è la sola lotta necessaria, una lotta non violenta e consapevole, combattuta con parole ed immagini di verità. La verità è come aprire le finestre ed illuminare una stanza. 

LIBERATO

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Den Haag 2016 Esprimersi diventa necessità, una richiesta d'aiuto, ma solo per chi è intrappolato tra il piacere e il dolore, tra il bene ed il male. Si dice che il liberato non senta il bisogno di lasciare traccia perché sa che tutto gli appartiene e che il corpo-mente (con tutte le sue caratteristiche innate e il suo bagaglio culturale) è transitorio e perciò irreale. Il liberato ha solo un messaggio da recapitare, la buona notizia della liberazione. Non ha altri fini. Solo questo a lui preme. Così indosso gli occhi del bambino per vedere solo ciò che è, non ciò che la mia mente, separando, desidera vedere, catturare e mostrare. Un vedere diverso? Un vedere nuovo? No. Il vedere del bambino è un vedere antico.

COMPLETO

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Ardenne 2013 C'è potere nello sguardo di un bambino. C'è quell'avidità dell'esploratore, il desiderio di partecipazione al complesso gioco della manifestazione. È un vedere che non seleziona, non etichetta. Vedere come se fosse la prima volta. Forse nello sguardo del bambino non avviene ancora la divisione tra osservatore ed osservato. Tutto risulta ancora unito, completo. Come dovrebbe sempre essere.

MAGIA

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Ferrara 2016 Anche se catturare un'immagine potrebbe sembrare qualcosa di scontato, di banale, il risultato, visto con la purezza dello sguardo del fanciullo, è sempre un piccolo miracolo. Non sottovalutiamo il potere di una fotografia. Ci troviamo nell'era delle immagini, ma sappiamo ancora leggerle queste immagini? Oppure siamo diventati insensibili ai loro effetti, vittime di un'apatia dilagante? La magia è ancora viva. Posso stupirmi ogni volta che con questo piccolo gesto riesco ad estrarre un'immagine dal mondo. Mi esercito a non darlo mai per scontato. Credo nel rapporto tra me e le mie immagini. Non sono solo semplici stimoli mnemonici, ma relazioni profonde, conferme del mio vedere, dell'essere testimone. Osservo una foto e penso: "ero lì", "ho visto questo", "l'ho riconosciuto". In questo modo il mio stato di presenza diventa prova tangibile ed inequivocabile. Io sono stato, quindi sono.

MEDITAZIONE

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Grachen 2016 Cerco spazi nuovi. Cerco linee guida, spigoli dietro i quali possa nascondersi un mistero, un disegno di luce, un volto. Cerco forme che richiamino lo sguardo, lo trattengano, lo incatenino. Compongo storie di sagome nel caos che mi circonda. Dio è l'intelligenza che riordina il caos. Nel ritagliare il caos lascio che Dio intervenga attraverso me. Questa è meditazione.

TANGIBILE

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Lione 2016 Ho riconosciuto l'importanza di dare tangibilità alle mie foto, trasportarle dalla loro natura apparente ad uno stato materiale, come è stato necessario per oltre un secolo e mezzo. Le fotografie digitali o digitalizzate che appaiono sugli schermi degli smartphones e dei computer sono "immagini faniche", visioni condizionate dal funzionamento degli apparecchi. Quando gli schermi si spengono le foto scompaiono, come se non fossero mai esistite. Ne parla Italo Zannier nel saggio "La Lanterna della Fotografia" e la trovo una riflessione importante. Spiega perfettamente da dove sorge il mio bisogno di stampare le foto che faccio. Inserendole in un contesto progettuale come il format del libro, non solo riesco a renderle "materiali", ma le trasformo in segni di un messaggio più ampio, che non si sofferma soltanto sul significato di ogni singola immagine ma testimonia la pratica rituale del fotografare. Le fotografie tornano ad essere repert...

ATTEGGIAMENTO

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Alfama - 2015 Le fotografie richiamano agli oggetti fotografati. Le parole esprimono concetti che attribuiamo agli oggetti.  Cosa differenzia queste tre esperienze: oggetto, foto e parola? La prima è la cosa in sé mentre le altre due sono i suoi indicatori.  La foto è un indicatore visivo mentre la parola è un indicatore concettuale.  Il significato delle parole viene alterato dall'atteggiamento con cui si analizzano i concetti espressi. Se affronto la parola “amore” da un punto di vista dualistico, che è per sua natura esclusivo, competitivo e radicato nel senso di individualità separata, esprimerò un concetto ovviamente dualistico, fondato sull'esclusività, la possessività e la gelosia. Se invece cercherò di concettualizzare la parola “amore” con un atteggiamento non-dualistico, giungerò ad un significato completamente diverso che non ammette separazioni o conflitti.  Questa regola può essere applicata a qualsiasi parola (concetto). La realtà...

PASSIONE

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Berlino 2014 Fotografare con passione non significa essere emotivamente coinvolti nella pratica del vedere e del registrare. Ci viene detto che la passione è una spinta, una reazione che proviene da dentro di noi, ma io mi guardo bene dal permettere agli schemi mentali del mio subconscio di esprimere le mie passioni.  La mia è una passione che è desiderio di verità. Una passione che è testimonianza attenta del vero.  Una passione naturale e disinteressata Si fotografa con passione quando non si hanno secondi fini.

PARTICOLARE

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Firenze 2016 Se la fotografia spesso limita il vedere perché seleziona, spezzetta e amputa le scene, è anche vero che nel frattempo focalizza l'attenzione su soggetti specifici e perciò, nel suo dividere e spezzettare, diventa uno strumento chirurgico di osservazione e testimonianza. Nella perfezione del particolare risiede la potenzialità della perfezione totale. Le piccole cose, i piccoli gesti, mettono in moto grandi eventi di cambiamento. Accorgersene e valorizzare queste estrazioni della totalità è un esercizio che ci aiuta a capire l'importanza di ogni aspetto della vita, soprattutto quelli apparentemente insignificanti. Dal particolare possiamo poi risalire all'universale, mettendo tutto nella giusta prospettiva. Ogni cosa ha un suo posto, ed è qui e adesso.

CURIOSO

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Amsterdam 2017 Io sono curioso. Il mio curiosare è naturale perché lo ritrovo in ogni creatura: il gatto che s'intrufola dentro un vecchio scatolone, il corvo che atterra di soppiatto per beccare qualche briciola, il fiore che si arrampica sulla parete di roccia per cercare un raggio di sole. Curiosare significa ascoltare il richiamo della vita. Ecco allora che grazie alla fotografia metto in atto il mio curiosare. Lo faccio in modo armonico, nel più alto rispetto per ciò che fotografo, consapevole di rendere omaggio a ciò che si manifesta davanti ai miei occhi. Curiosare con una fotocamera però è decisamente diverso dal curiosare per il semplice interesse delle cose. I fotografi non sono attratti esclusivamente dai soggetti che fotografano, perché non osservano il mondo per come è ma per come potrebbe apparire in un'immagine bidimensionale, in un contesto di rappresentazione virtuale. Quindi l'immagine fotografica è una codificazione appiattita della realtà che so...

RICORDO

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Utrecht 2017 Fino al giorno in cui ho iniziato a prelevare immagini dal mondo, la mia percezione del passato, e quindi della vita, è stata probabilmente molto diversa. Se infatti la persona non è altro che un cumulo più o meno ordinato di ricordi, quelli non supportati dalle immagini saranno significativamente diversi da quelli fermati dall’apparecchio fotografico. Fino al 1992, anno in cui ho preso in prestito la telecamera di mio padre per girare alcuni video tra amici, ho memorie immaginifiche delle mie relazioni, e si sa che la vita è essenzialmente relazione. Quei volti che non ho mai ritratto non sono svaniti, ma nella mia mente hanno assunto un aspetto decisamente diverso dalla realtà,  diventando meno esatti da un punto di vista fisiognomico ma più intimi, più sfaccettati.  Di loro non è rimasta solo la mia esperienza visiva diluita negli anni, ma anche una sensazione specifica che è come una sorta di impressione composita, fatta dei molteplici aspetti della perso...

FINE DEL DRAMMA

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La Roche - Morto in scena (2017) Ecco che la luce crea il miracolo dell'apparire riflesso nel vedere. Noi incanaliamo questo miracolo dentro una piccola fessura che ci riconsegna un'immagine capovolta, un disegno di luce. È nuovamente la luce che ci permette di esperire questa testimonianza, che chiamiamo fotografia, mera rappresentazione dell'accaduto, del passato, ma che possiamo sperimentare sempre e solo nel presente, nell'adesso. La fotografia è una metafora bellissima per indagare sulla realtà ultima. Quando l'oceano della consapevolezza si riversa in un punto, dà origine all'essere. Perché la mente è come un foro stenopeico: incanala la consapevolezza e la riflette come coscienza che percepisce il mondo. Ogni percezione è diversa, come le forme accarezzate dalla luce. Ma noi non siamo la forma, noi siamo la luce. Allora posso dire che la verità è solo nel gesto in quanto conseguenza del vedere, e non nell'immagine acquisita. La foto è solo la...

LO SGUARDO DEL BAMBINO

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Dreanthe - Mees (2017) I bambini che giocano con una fotocamera riescono spesso a sorprendermi. Dare loro l'opportunità di esprimersi attraverso delle immagini è un esercizio che faccio regolarmente e con risultati sempre stimolanti. Osservando le foto di questi piccoli e avidi scrutatori del mondo imparo ogni volta qualcosa di nuovo sulla composizione, su come quella di un fotografo esperto sia fortemente condizionata e come invece qualcuno privo di preconcetti possa facilmente sondare nuovi territori, seguendo un istinto particolare, perché animato solo dal desiderio di catturare l'esperienza. Ce l'abbiamo tutti fin dalla nascita questo istinto o si è sviluppato a causa delle pratiche mondane di questa nostra società dell'immagine?  Non ho una risposta a questa domanda. I bambini vedono, riconoscono e desiderano fermare il momento, carpire la testimonianza. Da quello che ho potuto osservare, sembra proprio qualcosa di istintivo.  Mi chiedo anche: può la f...

LA GRANDE TENTAZIONE

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Londra - Fuori dal pub (2017) Aspiro a vincere una volta per tutte la grande tentazione del fotografo, quella di mentire. Chi intende usare una macchina fotografica deve per forza fare i conti con questa tentazione, che spesso è solo una conseguenza inevitabile del medium, un riflesso involontario. Non sto parlando di chi mente consapevolmente, come nella fotografia commerciale in cui la bugia è commissionata e saper mentire è un requisito richiesto al fotografo. Mi rivolgo invece ai messaggeri di verità o presunti tali, teneri ingenui con le migliori intenzioni, facili prede di questo sottile inganno ottico.  Fotografare senza mentire richiede una predisposizione alla verità, una condizione interiore che accetti la realtà per quella che è, senza alcun desiderio di cambiarla. Solo in totale assenza di tensione, ambizione e desiderio si può forse costringere il nostro obiettivo ad essere davvero obiettivo. Questo non significa ignorare il bagaglio culturale che ci portiam...